Schopenhauer

Schopenhauer rappresenta il punto di incontro di diverse esperienze filosofiche. Egli, infatti, recupera la teoria delle idee di Platone, e utilizza l’impostazione soggettivistica della gnoseologia Kantiana.
Egli inoltre ricava dagli illuministi la concezione della vita psichica, come fisiologia del sistema nervoso e soprattutto subisce l’influsso delle teorie orientali portate in Germania da Fraderich Mayer. Tutto questo si unisce ad un forte odio per Hegel e per l’idealismo, che egli considera filosofia della retorica.
Schopenhauer parte dalla distinzione Kantiana fra fenomeno e noumeno. Egli afferma che il fenomeno e apparenza, sogno ed illusione (il cosiddetto velo di Maya), mentre il noumeno e ciò che si nasconde dietro di esso e che il filosofo ha il compito di scoprire.
Schopenhauer, quindi, ci presenta la vita come un sogno ingannevole aldila’ del quale esiste il mondo vero e sul quale l’uomo, che e’ animale metafisico, si interroga, proporzionalmente alla propria intelligenza.
In questo modo Schopenhauer reinterpreta il fenomeno Kantiano. Per il criticismo, infatti, il fenomeno era l’oggetto della rappresentazione (che esiste al di fuori della coscienza), mentre per Schopenhauer diviene esso stesso rappresentazione (che esiste dentro la coscienza). Soggetto ed oggetto sono indivisibili ed esistono solo all’interno della rappresentazione e non si possono, quindi, pensare singolarmente. Da qui le accuse di Schopenhauer al materialismo e all’idealismo. Per Schopenhauer, infatti, il materialismo e sbagliato perche’ cerca di ricondurre il soggetto all’oggetto mentre l’idealismo, soprattutto quello di Ficthe, sbaglia nel voler ricondurre l’oggetto (il non-io ovvero la natura) al soggetto (ovvero l’io).
Sulla scorta di Kant, inoltre, Schopenhauer ammette l’esistenza delle categorie ma solo di tre di esse: spazio, tempo e casualita’. Per il filosofo, infatti, tutte le altre categorie ipotizzate da Kant sono riconducibili a quella di casualita’. Schopenhauer, quindi, presenta la sua filosofia come integrazione e continuazione di quella di Kant. Egli si vanta infatti di avere individuato la strada per accedere al fenomeno Kantiano. Per fare questo Schopenhauer parte dal presupposto che l’uomo non e’ soltanto conoscenza e rappresentazione ma anche corpo. Quindi l’uomo si vive anche dal di dentro godendo e soffrendo. Schopenhauer afferma dunque che il noumeno e dentro l’uomo e rappresenta la volonta’ di vivere. Il mondo fenomenico non e’ altro che la volonta’ di vivere che si manifesta nella rappresentazione spazio – temporale. Per analogia la volonta’ di vivere non e’ solo nell’uomo ma pervade l’intero universo. Schopenhauer da’ alla volonta’ di vivere gli stessi attributi che la tradizione assegnava a Dio. Essa e’ impulso ed energia, e’ indistruttibile, unica indistruttibile ed eterna (perche’ e’ al di fuori dello spazio e del tempo che sono solo sue manifestazioni), incausata e soprattutto senza uno scopo (con questa affermazione Schopenhauer critica gli uomini che per cercare uno scopo nella loro vita postulano l’esistenza di un Dio). La volonta’ si manifesta attraverso due fasi successive: prima la volonta’ si oggettiva nelle idee (prototipi delle cose del mondo), poi si oggettiva nei vari individui e nel mondo (l’uomo e il mondo non e’ altro che una copia delle idee nella rappresentazione spazio – tempo). Schopenhauer, inoltre, ipotizza vari gradi nella realta’ naturale: il primo gradino e’ quello delle piante, poi troviamo gli animali ed in cima l’uomo, nella quale la volonta’ diviene completamente consapevole.
Per Schopenhauer la vita e’ dolore. Questo dolore nasce dal desiderio inappagato per la mancanza di qualcosa e nell’uomo e’ piu’ forte perche’ la volonta’ di vivere e piu’ cosciente. Mentre il piacere e’ dato da una cessazione momentanea del dolore non si verifica anche l’inverso giacche’ il dolore e’ una condizione esistenziale dell’uomo. Oltre al dolore e al piacere vi e’ la noia. Schopenhauer vede la vita umana come un pendolo che oscilla continuamente fra il dolore e la noia con intervalli di piacere. Poiche’ la volonta’ di vivere e’ un desiderio perennemente inappagato l’inero universo e’ avvolto dal dolore (pessimismo cosmico). Schopenhauer afferma inoltre che il male e’ nel principio stesso del mondo in quanto gli uomini esistono solo per divorarsi l’un l’altro per la conquista dello spazio e del tempo. L’individuo non e’ altro che uno strumento della specie. Lo stesso amore diviene un inganno della specie che ci fa mettere al mondo un altro essere che dovra’ vivere nel dolore. L’unico amore vero e’ quello disinteressato ovvero la carita’.
Questo non vuol dire che v inviti o giustifichi il suicidio. Esso infatti non e’ negazione della volonta’ di vivere ma della vita stessa. Anche se muore in un individuo la volonta’ di vivere continuera’ ad esistere in un infinita di altre cose. L’unico modo per superare il dolore e’ quello di liberarsi dalla stessa volonta’ di vivere. Per Schopenhauer esistono tre momenti della liberazione: l’arte, la morale e l’ascesi. L’arte e’ una conoscenza libera e disinteressata e si rivolge direttamente alle idee. Con l’arte l’uomo riesce a contemplare la vita elevandosi al di sopra della volonta’ di vivere. Fra le arti la musica ha un ruolo superiore perche’ e’ immediata rivelazione della volonta’. Ma l’arte costituisce solo un conforto momentaneo dal dolore. Si passa così al momento successivo che e’ quello della morale. Per Schopenhauer la morale nasce dalla pieta’. L’uomo, infatti, avverte le sofferenze degli altre come sue. La morale si concretizza nella giustizia (carattere negativo) e nella carita’ (carattere positivo perche’ e’ vero amore). Lo stadio successivo della liberazione e’ l’ascesi. Per Schopenhauer l’ascesi rappresenta la liberazione totale dalla volonta’ di vivere. Il primo passo vero la liberazione e’ la castita’ la rinuncia ai piaceri della vita e l’umilta’. Ma mentre il misticismo cristiano si conclude con l’estasi quello ateo di v si conclude con il Nirvana buddista ovvero il nulla. Ma il nulla non e’ il niente ma una negazione del mondo stesso (e’ un tutto per chi si e’ liberato dalla volonta’ di vivere).

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